L’opera di Lorenzo Antoci, dal titolo “Con la testa fra le bolle”, è un ritratto singolare che si basa sul contrasto tra l’immobilità e la serietà dello sguardo della ragazza e la leggerezza degli elementi circostanti; questa dicotomia trasforma un passatempo infantile in una metafora della condizione adulta, dove i sogni circondano una realtà interiore più complessa e riflessiva. L’immagine si rivela in un efficace gioco di piani focali per l’uso di un’apertura del diaframma ampia che crea un piacevole effetto bokeh: le bolle sfocate danno tridimensionalità allo scatto, avvolgendo letteralmente il soggetto in un ambiente sospeso. La scelta del fondo nero risulta pertinente in quanto fa risaltare sia la luminosità delle bolle di sapone sia il volto in primo piano, dove gli occhi brillanti richiamano la forma circolare delle bolle stesse.
La fragilità e la bellezza effimera delle bolle rappresenta un pensiero, un sogno o un’idea che può svanire in un istante.
Senza dubbio fotografare le bolle di sapone richiede una notevole velocità di esecuzione e una meticolosa pianificazione della luce per evitare riflessi indesiderati, come quelli del fotografo o dell’attrezzatura sulla superficie curva. In questo caso Antoci riesce a mantenere una notevole pulizia formale, sottolineando l’atmosfera immersiva con i riflessi che sembrano rimandare a nebulose o galassie lontane.
Alessandro Fruzzetti







