Giorgio Tani legge “Love me forever” di Carlo Calloni

Nella storia della Fotografia ci sono molti baci famosi, ne rammento due: Eisestaed, il marinaio che bacia una ragazza in Times Square – e Cartier Bresson, il bacio al tavolino del caffè, con cane che guarda. Immagini di tanti anni fa che oggi rientrerebbero in quella classificazione che abbiamo adottato (anche se era men che nuova e necessaria di “street photography”). Calloni ha fatto una scelta diversa, ravvicinata, ed ha colto il bacio non nella sua pubblica spettacolarità, ma nel suo significato e nel suo divenire. I due volti sono a contatto, le due bocche si cercano. Non vorrei essere banale nel dire che la foto esprime il sentimento che i due giovani provano l’un l’altro. Tutto è nei loro profili ravvicinati nel loro desiderio reciproco. La foto è composta in modo da escludere ogni elemento di disturbo, nel senso che il fondo è scuro, appena accennati i giubbotti e

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Marcello Ricci legge ” WolfGirl” di Mauro Boni

Una immagine interessante, quella di Boni Mauro, realizzata all’interno di un locale dove si esibisce, al microfono, una ragazza dalle sembianze di lupo. Appare subito evidente che l’autore mostra una capacità di riprendere l’azione “al momento giusto”, conferendo così alla rappresentazione i valori di un forte realismo, accresciuti dalle particolari sembianze della cantante e dalla sua postura aggressiva. E’, questa, una metodologia che esige una presenza tempestiva, una selezione rapida delle scelte tecniche da mettere in campo e soprattutto il coraggio di “entrare” nella scena non solo con l’obiettivo ma anche con la propria persona. Da notare, inoltre, una idonea struttura compositiva ove, in un contesto ben riconoscibile, i soggetti partecipanti all’evento sono visibili e situati in punti di “interesse” : ciò denota altresì una corretta ed equilibrata visione dinamica dell’insieme con una conseguente ulteriore efficacia dell’immagine. Marcello Ricci

Roberto Evangelisti legge ” Wather lines 4″ di Giuseppe Bernini

La Fotografia è l’unica forma d’arte che intrattiene con il tempo un rapporto preciso. Attraverso lo scatto questo rapporto può essere istantaneo teso, dunque, ad ottenere la massima nitidezza oppure dilatato in maniera da avere, attraverso il mosso che ne deriva, una referenza suggerita che libera l’immaginazione dell’osservatore. Giuseppe Bernini per la sua foto sportiva ha scelto un tempo dilatato ed il risultato affascina: è il momento dello “stacco” dell’atleta che in questo sport corrisponde sicuramente al massimo della dinamicità. L’uso di un panning leggero ha salvaguardato la leggibilità delle atlete. I colori sono forti ed il cromatismo vario dei costumi contribuisce a differenziarle. Piace la diagonale della pedana che non è invadente perché “suggerita”. Attimo, composizione, taglio tutti ingredienti presenti nell’ottima fotografia di Bernini che, rispettando i limiti del mezzo fotografico, regala una lezione di creatività. Roberto Evangelisti