Giorgio Tani legge “Stefy e Biba” di Mauro Boni

Un bianconero profondo, dove i grigi disegnano la scena. Nella composizione di linee orizzontali e verticali compaiono i segni che ci interessano. Gli ovini e il volto di donna.

Sta qui il significato della fotografia. L’autore da un titolo “Stefy e Biba” evidentemente alludendo al riquadro nei riquadri compositivi, dove il muso dell’animale precede il volto di donna. L’occhio va subito a questa combinazione e ci trova il significato della fotografia.

C’è una sorta di evocazione e il pensiero va molto lontano, all’età classica, alla Arcadia dei pastori e delle muse. Ma il bianconero non consente voli poetici, è duro e la realtà oggettiva ci porta a considerare la parte inferiore della fotografia dove compaiono musi di animali come sottomessi. Allora quel volto di donna il cui sguardo è triste e assente ci dice qualcosa di diverso.

Non è solo Stefy e Biba, è forse la coscienza in loro di destini diversi che questa foto ci vuol raccontare.

Giorgio Tani

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