Marcello Ricci legge “Bianca” di Carlo Calloni

Marcello Ricci legge “Bianca” di Carlo Calloni

Una proposta davvero interessante quella di Carlo Calloni, dalla quale emergono molti e diversi elementi che esigono una specifica analisi.

Sotto l’aspetto strutturale si osserva la scelta dell’Autore di rappresentare il soggetto principale (la ragazza) e quello secondario (il cane) in posizione centrale nello spazio dell’inquadratura: una scelta oculata nel caso in cui nel contesto non sussistano altri elementi degni di nota e si intenda inoltre stigmatizzare con energia il valore visuale insito nei soggetti stessi. Una scelta, pertanto, che comporta, da parte del fotografo, una implicita responsabilità al momento del concepimento dell’idea primaria che precede l’esecuzione materiale della ripresa. Inoltre, sono da rimarcare le due linee di fuga ideali e prospettiche che, dai lati del campo d’immagine confluiscono, formando un triangolo, al suo centro geometrico creando una profonda spazialità.

Ma ciò che maggiormente si denota è la scelta di una particolare contestualizzazione: un luogo oscuro, con una folta vegetazione, pregnante di un senso di sospensione temporale delle cose e di una improvvisa apparizione dal nulla di figure centrali, quasi originate da un punto focale in campo lontano. A enfatizzare questa apparizione si pone il vestimento bianco della ragazza ed il chiarore tonale del cane.

Quanto sopra, gioca un ruolo importante nel contribuire a dare all’immagine una connotazione di una certa concettualità, quasi un “segno” surrealistico che, comunque, si “respira” nel complesso coordinato di tutti gli elementi presenti.

Questo senso lieve di accennata magia è sostenuto dalla fissità posturale della ragazza e dalla particolare seriosità dello sguardo suggestivo di uno stato di apparente assenza come se la mente vagasse in spazi lontani.

In riferimento alle argomentazioni già esplicitate, la presenza e l’atteggiamento della bestiola con il suo sguardo attento, elementi apprezzabili sotto certi aspetti, tendono però a richiamare la fantasia verso una situazione più realistica, capace di infrangere l’aura sottile di una visione fantastica.

E’ interessante, infine, evidenziare la affascinante complessità del linguaggio della fotografia il quale, ad una analisi più approfondita ed attenta, ci dona la meraviglia e lo stupore di significati intensi, come è il caso della forte ombrosità degli occhi della ragazza, un valore visuale che qui si pone in grande coerenza con la filosofia portante dell’immagine.  

Marcello Ricci

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