Giorgio Tani legge “Love me forever” di Carlo Calloni

Nella storia della Fotografia ci sono molti baci famosi, ne rammento due: Eisestaed, il marinaio che bacia una ragazza in Times Square – e Cartier Bresson, il bacio al tavolino del caffè, con cane che guarda. Immagini di tanti anni fa che oggi rientrerebbero in quella classificazione che abbiamo adottato (anche se era men che nuova e necessaria di “street photography”).

Calloni ha fatto una scelta diversa, ravvicinata, ed ha colto il bacio non nella sua pubblica spettacolarità, ma nel suo significato e nel suo divenire. I due volti sono a contatto, le due bocche si cercano. Non vorrei essere banale nel dire che la foto esprime il sentimento che i due giovani provano l’un l’altro. Tutto è nei loro profili ravvicinati nel loro desiderio reciproco.

La foto è composta in modo da escludere ogni elemento di disturbo, nel senso che il fondo è scuro, appena accennati i giubbotti e i capelli, e il colore esiguo, controllato, è solo nei volti dei due ragazzi. La femminilità di lei è espressa dalla crocchia di capelli appena scompigliata e schiarita e dal semplice orecchino; la mascolinità di lui è nella giovinezza del volto pulito.

Uno scopo della fotografia è raccontare quanto con le parole sarebbe lungo da dire. Questa immagine riesce a sintetizzare un amore allo stato puro e lo fa vedere.

Giorgio Tani

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